L’emblema del Parco dei Sibillini come strategia di marketing

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Carlo Bifulco

Sembrerebbe scontato, ma invece non lo è: esercitare un’attività ricettiva o di ristorazione in un’area naturale protetta non è detto che comporti necessariamente l’adozione di comportamenti “ecologici”. È per questo che il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha promosso, da tempo, l’emblema del Parco come simbolo della condivisione della sostenibilità ambientale per gli operatori turistici. Non solo: il medesimo emblema è previsto ed assegnato anche a quei soggetti che operino in altri settori quali l’agricoltura, l’agroalimentare, l’artigianato, etc… perseguendo lo stesso obiettivo di sostenibilità.

Per ottenere questo riconoscimento è necessario essere parte attiva di un processo volto a migliorare la qualità ambientale complessiva del Parco e rispettare dei requisiti che garantiscano la valorizzazione delle risorse naturali, della cultura e dei prodotti locali, un’attività di informazione e sensibilizzazione sul turismo consapevole e l’adozione di procedure produttive biologiche e sostenibili.

A seconda dei requisiti di cui l’attività è in possesso può essere concesso il logo oro, argento o bronzo ma, indipendentemente dalla classe di merito di appartenenza, sussiste l’impegno a migliorare la propria attività nell’ottica della qualità ambientale. Per questo ogni gestore, all’atto di concessione dell’emblema, assume l’impegno ad attuare un proprio piano di miglioramento.

“Sono diverse le realtà produttive che hanno fatto richiesta per ottenere l’emblema, consapevoli del valore che può avere, anche dal punto di vista del marketing, il potersi fregiare di questo simbolo – sottolinea il direttore del Parco, Carlo Bifulco -. L’emblema significa che l’attività condivide in toto lo spirito naturale ed ecologico del Parco, che s’impegna a ridurre al massimo l’impatto ambientale del processo produttivo e ad adottare standard di progressivo miglioramento della qualità del prodotto/servizio”.

Tra gli ultimi ad aver ottenuto l’emblema alcune strutture ricettive di Castelluccio di Norcia ed una azienda zootecnica con caseificio di Amandola.

“Si tratta di imprenditori che hanno voluto rimarcare la loro appartenenza al Parco, intuendo le potenzialità che questo legame può innescare – continua Bifulco -. Un turista responsabile, un consumatore consapevole ed attento, sono una delle chiavi su cui abbiamo incentrato il futuro del Parco, ossia la possibilità di avere attività economiche che riescano a lavorare in sinergia con l’ambiente e la natura: questa è la vera sfida per gli anni a venire, per i Sibillini e non solo”.

FONTE: Cronache Fermane

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